Biografia

"Formatasi attarverso il sodalizio umano e artistico con Verrusio, Èteras ne prosegue gli intenti metafisici pur nella apparente differenze e su altre basi e con diversa sensibilità:lei scopre la contemporaneità quando lui - vissuto in un altro clima storico - ne fugge."

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Èteras: un nome non è mai per caso, nè in tutto convenzionale.
I suoni che lo compongono trovano al loro interno valenza semantica e,a seconda della maggiore apertura o chiusura,della morbidezza o durezza fonetica che ne consegue,della diversità degli accenti, vanno anche in qualche modo a cesellare quelli che sono i profili dell' anima di chi ne proprietario.
Se il nome, poi, è d'arte ogni accidentalità è esculsa in quanto è scelto e voluto in consapevolezza piena: Èteras ha deciso il suo, ammaliata dalle sonorità sospese e vibranti che lo connotano, e rimandano a tutta la levità dell' essere suo e dell' arte  cui dà vita.
Ha esordito molto giovane in pittura, inizialmente solo come modella, gratificata  dall'atrui gesto estetico di cui si faceva ispiratrice. Successivamente, resa sempre più curiosa dal mondo immaginifico che si riversa in colori,linee,composizioni, ha dato avvio ad un sistemico percorso di apprendimento;sostanzialmente da autodidatta, pur avvalendosi della sapiente e discreta guida dello stimato affermatissimo pittore romano Pasquale Verrusio, suo compagno di vita e maestro in arte.
La familiarità con tele e pennelli e la costante presenza di un così illustre esperto in materia le sono state - come è ben logico pensare - di innegabile aiuto e di altrettanto duro confronto-scontro.Da subito lei, però, si è imposta per la sua ricca personalità che ha saputo trasmettere con autentico slancio sin nelle primissime opere, prendendo così distanza e posizione dall'impronta con cui il maestro, pur non volendo, l'avrebbe potuta segnare.
Ha coltivato e quindi "difeso"la sua originalità lungo tutto un percorso di apprendistato che l'ha vista cimentarsi  con i più vari temi che meglio le si confacevano.
Il genere, a esempio, della natura morta è stato spesso suo oggetto d'attenzione, specie quando rivolto a composizioni che riproducono strumenti di utilizzo quotidiano, escludenti nella loro essenziale funzionalità ogni orpello decorativo e, proprio per questo, possono diventare inquietanti presenze, allorchè calate in una opportuna atmosfera surreale,tutta giocata sull'uso innaturale del colore.
E' il caso della tela dove scure bottiglie -  di plastico spessore, sapientemente composte a teste di bambola dallo sguardo infossato e penetrante, immerse in un fondo livido, segnato a tratti da fulgidi bagliori - esplodono nella potente vitalità dell'attimo fuggente che le sottrae a Thanatos per farne dono a Eros.Il principio di vita, in lei, ha sempre, infatti, la meglio sulla morte. Ma anche i fiori la invogliano a esprimersi.Li coglie sempre nel momento del loro massimo splendore e d'incipiente decadenza:sono rose vellutate, a volte una soltanto per dirne meglio la preziosità; s'aprono impudiche alla vista in romantico e morente canto. Sono i carnosi girasoli, gialli di caldo sole, grondanti vita e del suo appassire nei lunghi petali appena vizzi e già un pò ravvolti.
Anche il paesaggio, spesso antropomorfo di palpitanti e sensuali forme femminili, stuzzica la sua creatività e la spinge a osare col colore, denso e pastoso in una esuberante policromia che dice tutta la forza della giovinezza e del suo inesauribile desiderare.
Altro discorso sono invece i quadri che parlano di Roma, sua città non natale ma di immediata adozione. Sono sguardi in cui prevale un' affettività nostalgica come di chi se n'è solo razionalmente allontanato, ma resta inevitabilmente lì legato nell'anima e nel corpo.
Èteras ad un certo punto della sua giovane esistenza, abbandona Roma,insieme al suo compagno, per vivere con lui in altro luogo una nuova vita e più autentica esperienza.
Allora, sono cupole dorate nel rosa, ocra,giallo della calda luce di tramonti che paiono non aver mai fine, come l'eterno spirito che da sempre aleggia su quella magnifica città.
Sono i lunghi viali brulicanti di vita cittadina, eleganetmente alberati da fiabeschi ippocastani, dalle cortecce chiare e dal maestoso portamento  che si protendono nei rami simili a disperate braccia verso il cielo.
Vengono quindi importanti viaggi all'estero che segnano indelebilmente la sua vita e il suo lavoro. Primo fra tutti quello negli Stati Uniti, nel Colorado e nelle megalopoli della costa atlantica che hanno il merito di metterla in contatto con una nuova dimensione dello spazio: quella dell'immensità che schiaccia e esalta gli individui, rivelandoli a se stessi.
Per lei che giunge dall'Italia, da ambienti angusti anche quando sono quelli della capitale, da tutto un brulicare di gente e costruzioni, pensare il vuoto è assurdo. Lì lo percepisce e tocca da vicino in tutto il suo splendoreorrore. Nascono i primi quadri di forte complessità e struttura. Sono tele di grande dimensione dove interni pubblici, dagli essenziali arredi, configurano di più il vuoto che la calda intimità di un "dentro": sono  bar, sale da gioco che immettono  all'esterno attraverso traslucide vetrate, che squadrano lo spazio e gli individui  con segni geometrici decisi, simili a tagli che isolano ogni presenza  e la rivelano nella sua essenziale solitudine. Su tutto domina un possente esterno di candide montagne che annichilisce e acceca con il suo sfavillio di ghiaccio e neve, forza titanica oppressiva, prima che spettacolare coreografia.
La realizzazione di queste opere sicuramente avviene sotto il forte influsso di esperienze pittoriche  facenti capo all'iperrealismo che Èteras però interpreta  secondo un gusto del tutto personale e una cultura mitteleuropea. L'angoscia del non essere e la sua trasposizione in arte diventa in lei un'esigenza sempre più prepotente, tanto da riversarla in altri grandi quadri che hanno i manichini a soggetto e tema.
All'inzio, sono presenze dal volto privo di segni d'espressione, eppure forti nell'urgenza di apparire;si affolano in composizioni articolate su piani diversi e avanzano dalle profondità di spazio come a voler sparire dall'anonimato per appropriarsi di una vita autentica.Sono in genere colte nell'atto del partire, con elegante bagaglio un pò retrò al fianco, dall'alto della tolda di una nave scrutano nella lontananza vaghe e agognate possibilità di approdo. Un successivo viaggio, questo nel cuore dell'Europa, principalmente in Germania e Austria, porta a maturazione il suo linguaggio pittorico nonchè i temi e le situazioni già sperimentate, vivificandoli e attraverso una nuova e raffinata sensualità. I grandi artisti del primo novecento - Klimt in particolare, con le cui opere esposte in mostre e nei musei entra in intenso dialogo - le indicano i modi del percorso. Ed ecco che i suoi manichini si animano con sembianze di forte personalità: non più assenze desiderose di esistenza , ma soggetti che si impongono e si offrono in forme, sopratutto femminili, di rara eleganza e sofisticata bellezza.
Avanzano dalla profondità dei quadri, sostano in primi piani di regale splendore, paiono uscirne fuori per impregnare di sé gli occhi e il cuore dell'osservatore, irresistibilmente attratto dal mito dell'eterno femminino.
Anche la sua tecnica pittorica si affina: la tavolozza, già ricca di colore, da cui nessun pigmento è escluso, diventa vibrante di tonalità cangianti, fluenti in mille sfumature grazie alla minore viscosità della materia, che applica con tocchi sapienti e impercettibili alla tela.
Affronta e risolve con maestria il tema delle immagini riflesse che le dà modo di esprimere più compiutamente un pensiero fattosi via via complesso e articolato.
Affascinata dalle trasparenze, lavora sull'immagine specchiata che si frantuma e ricompone ad altre in misterioso gioco di rimandi, tra uno sfavillio di ombre e di luci, in molto simile all'effetto ottico reso da un prisma, quando colpito dalla luce bianca. Nell'illusione visiva piani diversi sembrano sovrapporsi e le figure che li abitano escono come smaterializzate dalla loro fisicità,lasciando immaginare un oltre insospettato e affascinante.
Così avviene nella grande tela..., tutta improntata al verde lussureggiante di un magico giardino, dove il riflesso oltre la vetrata di due figure maschile e femminile - simbolo inequivocabile della natura stessa e della sua capacità generativa in forza dell'attrazione degli opposti - rende possibile un loro afflato universale al verde che li circonda e ne trapassa i corpi in seducente simbiosi,  di dannunziana memoria.

Questo e tanto altro è Èteras, mai splendido mito - pur se la sua esistenza consentirebbe a dirlo - ma donna autentica che sa emergere nella sua feconda e artistica creatività.

Rita Bartolucci

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