Renzo Vespignani

...Pasquale Verrusio affronta la tela seguendo un tracciato pressocché invisibile, ma mistreriosamente a lui chiaro, procedendo lentamente col pennello dal basso verso l'alto, e non abbandonando mai la parte se non finita; "cammina" nel vuoto dello spazio bianco con la precisione e l'equilibrio di un sonnambulo. Alla evanescenza del disegno, qualche volta addirittura assente, paradossalmente fa riscontro una straordinaria e laboriosissima esattezza della resa; la struttura della scena non si scosterà mai dalla prima impaginazione, all'interno di questa il pennello e la spatola sembrano smarrirsi in un labirino di pentimenti, di puntigliosità analitiche, di ottiche microscopiche; il vero, sezionato e radigrafato, a poco a poco si individualizza come somma di una infinità di particolari, percepiti a vari livelli di luce a e di forma,riassunti in un'unica situazione che ingloba tutte le diverse situazioni trattate, e ne conserva le accidentali sfaccettature. E' come se Verrusio non cancellasse mai niente: della realtà il suo quadro restituisce una sorta di stratigrafia, una sinossi di fasi considerate tutte salienti: il momento della evidenza fotografica e quello della consapevolezza classica, la tenerezza tonale e la violenza della luce; tutto contribuisce a puntellare un edificio immaginativo collaudato e solidamente ancorato agli oggetti. Un processo di riflessione e rivelazione, dunque, necessariamente lento.

Nei quadri recentissimi la "fanatizzazione" del vero tocca la punta massima. Qui l'obiettivo si è ancora più ristretto , e la ricerca di un "tutto a fuoco" crudele e insieme impassibile, brucia ogni residuo crepuscolare;l'ottica si concentra nella misura in cui la coscenza del pittore si dilata, e l'oggetto invade la tela con una evidenza priva della fatica dello studio.

Il mondo si direbbe ridotto a natura morta, ma la natura morta - questa natura morta - è elevata al rango di fenomeno assoluto e decisivo. E' un meccanismo fatale che Verrusio realizza aggregando, sovrapponendo, incastrando, intorno allo stesso oggetto, i risultati di un'osservazione sempre più capillare:il ciottolo levigato dal vento del mare, è rilevato in ogni sua possibile posizione, sotto ogni possibile incidenza della luce, e rinasce infinite volte, totalmente posseduto, in una successione di superfici, di curve, volumi, sempre uguali e sempre diverse...

RENZO VESPIGNANI
(Stralcio catalogo Galleria "La Mutina". Modena, maggio 1969)

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