Dario Micacchi
...Si guardi il caso poetico pittorico di Pasquale Verrusio che dal 1975-76 ha fissato lo sguardo su certi ciottoli del mediterraneo e sul moto infinito del mare e della luce. C'è stato un giorno, straordinariamente azzurro e trasparente, a una certa ora di una certa estate italica, che l'ha conquistato e invaso nei pensieri, nei sensi, nella manualità tecnica. E fin qui c'è uno sguardo analitico, particolarmente sensibile alla trasparenza e alla serenità della luce. Nulla di straordinario. Lo straordinario sta nell'aver fatto di questo sguardo sulla natura ad una certa ora dell'estate mediterranea una struttura concettuale, un'idea di trasparenza assoluta di vita e di sensi, dalla quale è derivata un'immaginazione primordiale e un metodo paziente, assoluto, costruttore di un fantastico "decollo" dell'immaginazione pittorica della natura dalla concretezza oggettiva e sensibile. Così, come circumnavigando la terra o altro pianeta, ciottolo per ciottolo, è nata questa lirica cattura della luce, e ogni scheggia della luce del mondo che è pittoricamente fissata diventa una scheggia della trasparenza della coscienza e dell'esperienza del mondo fatta penetrando nella natura silenziosamente e segretamente come scivola la luce cosmica, svariando le ore, da ciottolo a ciottolo, secondo una durata del tempo che non si può misurare e che dilata il circoscritto spazio del dipinto a uno spazio infinito...
DARIO MICACCHI
(Stralcio dal testo catalogo Galleria "Cà d'Oro" Roma Marzo 1982 e catalogo mostra istituto Italiano di Cultura Cairo 1983)
