Antonello Trombadori

...Ecco una nuova limpida pagina della pittura di Pasquale Verrusio. Lungi dal limitarsi a registrare i riflessi di una rinunciata fuga dalla città verso luoghi defilati, si qualifica, piuttosto, come sfida in due direzioni. In quella del rapporto diretto con un mondo contadino e una natura non ancora modificati dall'industrializzazione e tuttavia non immuni dai suoi echi e dai suoi annunci. In quel che si potrebbe manzonianamente definire della lotta illustre della pittura contro il tempo alla verifica della propria autonoma perennità. Le due sfide si intrecciano e si pongono come contributo a una linea poetica e ideale che già si affacciò nel grido di allarme di Pier Paolo Pasolini contro la "nuova barbarie" e che non poteva non farsi strada, in special modo, nel campo delle arti figurative in contrasto alla specifica linea, da tempo in atto, della riduzione di esse separatamente a questo o a quello dei loro valori espressivi: il segno, il gesto, il materiale plastico,la luce, il simbolo comportamentale o concettuale...

...In questo quadro la lotta per conservare un senso alla pittura in quanto arte delle immagini oggettive e la lotta per ricercare, laddove la natura è ancora libera dalla morte ecologica, non già un bunker improbabile e impossibile ma un modello da salvare per entro alla sviluppo della tecnica e dell'idustria, è un impegno culturalmente, ideologicamente e poeticamente d'avanguardia. La verifica di ciò che si ha nella pittura di Pasquale Verrusio per il modo come egli ci fa inoltrare nel suo struggente avvincersi dell'esistente non già comunicando oscuro orrore del futuro ma avendo eliminato dalla sua tavolozza, ancor prima che dai suoi snebbiati paradigmi paesistici, ogni ombra, ogni bitume,ogni sottolineatura che non venga da un tono uguale su un tono uguale e da un sopravvanzarsi delle cose una sull'altra non per via di descrizione ma di levitazione plastica. E avendo tentato e ritentato di illuminare di luce zenitale ogni oggetto, ogni colore, ogni rapporto tattile e spazilale, fino a far sorgere, senza arrecare fastidio accademico, nella mente di chi guarda i quesiti esistenziali d'un certo percorso della pittura di valori: da Piero Della Francesca a Ver Merr, da Caravaggio a Seurat. Come in un "manifesto" di propositi stilistici e di idee figurative. Non sfugge - e come sarebbe possibile? - questo coerente sviluppo della pittura di Pasquale Verrusio ad allitterazioni evidenti con il parallelo sviluppo della visione figurativa, di tutt'altro ordine e di tutt'altra cultura che va sotto il nome di iperrealismo. Ma questo non ha il fastidioso e pleonastico,anche se stilisticamente perseguito, volgersi alla moltiplicazione seriale delle immagini rispetto ad un modello fotografico.

ANTONELLO TROMBADORI

(Stralcio Catalogo Galleria "Margutta"Pescara 1978)

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